ILARIA VAGLINI
Eudamonia

Questa è casa.
Uno spazio per chi cerca. Non risposte, ma un modo diverso di stare nelle domande. Rallentare. Tornare a sentire.
Qui si parla di attenzione come pratica, di filosofia antica che illumina il presente. Di cosa significa costruire una vita che abbia senso. I greci la chiamavano eudaimonia. Non è felicità. È fioritura.
ilaria vaglini
Cos’è Eudamonia
Eudaimonia è la parola che i filosofi greci usavano per indicare una vita realizzata. Non felicità come stato emotivo, ma fioritura come processo: diventare ciò che si può essere.
Ho scelto questo nome perché racchiude il senso del mio lavoro. Da quasi trent’anni mi occupo di capire come si impara, come si cambia, come si sta meglio con sé stessi e con gli altri.
Qui trovi i miei percorsi di formazione, le riflessioni che nascono dalla ricerca, gli strumenti che ho raccolto nel tempo. All’incrocio tra filosofia antica, neuroscienze e pratiche contemplative.
Se cerchi trasformazione, non tecniche. Se cerchi profondità, non scorciatoie. Questo spazio è per te.
Formazione e Trasformazione
La conoscenza diventa trasformazione solo quando tocca il modo in cui stiamo con noi stessi e con gli altri. È un passaggio che richiede tempo, corpo, relazione. Per questo porto questi temi nelle scuole, nelle strutture sanitarie, nelle organizzazioni che cercano un cambiamento autentico.
Chi sono
Docente all’Università di Pisa, dove coordino il corso in Contemplative Studies e insegno nel Master in Neuroscienze, Mindfulness e Pratiche Contemplative. Prima dell’università, quasi vent’anni di insegnamento al liceo.
Il mio lavoro sta nell’intersezione tra filosofia antica, neuroscienze e didattica: cerco di tradurre in strumenti concreti ciò che la tradizione e la ricerca ci dicono sul benessere, l’attenzione, l’apprendimento.
Mi occupo di dialogo incarnato, fine vita, mindfulness nelle scuole, formazione docenti. Sono vicepresidente dell’Accademia del Mediterraneo delle Pratiche Dialogiche.

Cosa non è Eudamonia?
Eudamonia non è piacere.
La felicità edonistica insegue sensazioni, cerca il piacevole, evita lo sgradevole. È reattiva. L’eudaimonia è un’altra cosa: vivere esaminando se stessi, armonizzare le parti dell’anima, realizzare la propria natura attraverso l’esercizio delle virtù. Non qualcosa che provi, ma qualcosa che diventi. Non puoi accedere a certi stati restando quello che sei. Devi trasformarti.
La psicologia contemporanea distingue “benessere eudaimonico” da quello edonico. Solo che per i moderni il benessere è un risultato da misurare. Per gli antichi era un modo di esistere. Le virtù non erano mezzi per stare bene. Il coraggio, la giustizia, la temperanza e la saggezza erano il contenuto stesso di una vita buona.
E per te, oggi?
E per te, oggi? La domanda non è “come mi sento?” ma “chi sto diventando?”. Inizia dalla prosoche, l’attenzione trasformativa. Osserva come reagisci alle difficoltà, quando fuggi dal disagio. L’eudaimonia non si trova. Si costruisce nella cura di sé — che è sempre anche cura dell’anima.
SEMPLICITA
Sui social trovi riflessioni, letture, frammenti di ricerca. Poco e senza rumore. Quello che condivido, cerco che valga il tempo di chi si ferma a leggere.